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1. Roma Città Mondo. Il Governo della Città

Quando entreremo nel vivo della campagna elettorale verranno dette molte cose.

Tra le questioni, che qualche voce fuori dal coro porrà all’attenzione del dibattito politico, c’è quella, mai risolta, di cosa vuol dire per Roma essere la Capitale d’Italia, concetto praticamente relegato a nozionismo geografico, scritto lì nella Costituzione ma mai fatto proprio dallo Stato.

Ma la vicenda “Capitalenon rientra nelle priorità della politica nazionale che invece, continua a denigrare Roma e i romani, trascurandone le potenzialità ed enfatizzandone i difetti. In un futuro sempre più influenzato da metropoli e mega città capaci di attrarre a sé capitale umano e finanziario non è pensabile sottovalutare il ruolo geopolitico di Roma e i benefici che può trasmettere all’intero Paese.

Termini come “Roma Ladrona” e “Salva Roma” hanno dato un’immagine spesso sbagliata e come al solito superficiale della questione romana. Sia chiaro, non si vuole giustificare una gestione non sempre efficacie di una città che versa in una condizione di affanno perenne ma, allo stesso tempo, non possiamo accettare una classificazione per slogan di una area metropolitana vasta, complessa e dinamica, che rappresenta la seconda provincia in termini di ricchezza prodotta. Un’area metropolitana di eccellenza in vari campi del settore industriale, dei servizi, della sanità e della formazione che ha al suo interno la gestione di un patrimonio culturale unico e di una concentrazione di organismi nazionali ed internazionali che fanno di Roma la capitale della diplomazia. Non ultimo, uno Stato nella città a proiezione universalistica che attrae a sé milioni di fedeli da ogni parte del mondo, che guardano a Roma come il centro della cristianità. Eppure, se non bastasse questo a dare a Roma i poteri che merita, un confronto con il resto d’Europa dovrebbe convincerci del contrario. Quasi tutti i grandi paesi europei hanno dotato le loro Capitali di una struttura giuridico-formale diversa dalle restanti città. È il caso della città-stato di Londra, dello stato federale di Berlino, della comunità autonoma di Madrid e del dipartimento di Parigi, capaci di delineare in maniera sicuramente più autonoma il proprio percorso di crescita e di sviluppo supportati da uno Stato forte e consapevole delle peculiarità e dell’attrattività di una Capitale.

È evidente, come Roma non sia mai stata trattata da Capitale, e lo si vede non solo nell’ordinamento ma anche dal confronto dei trasferimenti che gli altri Stati riservano alle proprie Capitali. Dall’analisi delle entrate di bilancio 2018, Roma si sostiene grazie a risorse proprie per circa il 77% mentre circa il 23% è rappresentato da trasferimenti centrali e regionali.  Solo Parigi, che comunque ha un ordinamento dipartimentale simile alle nostre vecchie provincie, presenta il valore più basso dei trasferimenti intergovernativi[1], ma gli investimenti statali sono tali da giustificarne il motivo, basti pensare al Gran Paris Express, un progetto da circa 30 miliardi di euro che porterà alla realizzazione di 200 km di metropolitana entro il 2030.

 CapitaleRisorse Proprie (%)Trasferimenti intergovernativi + Tasse condivise (%)
Londra (2015)31.268.8
Berlino (2014)30.369.7
Madrid (2015)48.351.7
Confronto trasferimenti intergovernativi capitali europee [1]

Per ridare il ruolo che manca ad una città come Roma c’è bisogno, prima di tutto, di un ordinamento speciale, come iscritto nell’art. 114 della Costituzione, al quale non si è dato seguito da quasi 20 anni. In secondo luogo, è necessaria un’idea di città globale che superi i confini della Roma attuale e si proietti ad una programmazione degli investimenti e ad una gestione della cosa pubblica che interessi l’intera area metropolitana di Roma. Un’idea capace di mediare le esigenze contrastanti che ci sono e ci saranno tra il centro di Roma, l’estrema periferia di Roma e i territori dei Comuni limitrofi. Un’idea capace di valorizzare e rilanciare un’amministrazione pubblica sempre più distante dai tempi e dalle esigenze dei cittadini e mettere in collaborazione il primo polo universitario d’Italia con le tante imprese presenti sul territorio.

Quindi, ridata dignità a Roma attraverso un nuovo ordinamento, parte delle disposizioni speciali saranno trasferite alla Città Metropolitana di Roma Capitale, trasformata finalmente in un ente direttamente eletto dal popolo.   

È in quest’ottica che va inquadrato il futuro dei Municipi di Roma che, trasformati in veri e propri Comuni, dovranno avere un bilancio autonomo e gestire la maggior parte dei servizi di prossimità quali la manutenzione delle strade locali e del verde, le scuole di prima infanzia, la polizia locale, il decoro e la rigenerazione urbana, i servizi sociali, la raccolta dei rifiuti. Mentre trasferire alla Città Metropolitana la pianificazione, la gestione dei trasporti e delle grandi opere, la pianificazione territoriale e la tutela alla salute.

Chiarito il ruolo che spetta ai nostri territori siamo in grado di delineare una nuova idea per Roma e quindi per i nostri Municipi a cui ancorare le nostre proposte e le nostre iniziative, al fine di riscontrare le articolate esigenze dei cittadini.

Liberare Roma dall’essere una città qualunque e finalmente trasformarla in città mondo rappresenta un impegno non riconducibile a logiche di parte, ma richiede il concorso e la collaborazione di tutte le comunità civiche e di tutte le forze democratiche, siano esse di governo o di opposizione.


[1] International Comparison of Global City Financing – A Report to the London Finance Commission prepared by Enid Slack. Institute on Municipal Finance and Governance Munk School of Global Affairs University of Toronto – October 2016