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2.1 Roma città del valore. La gestione dei rifiuti.

Tra i tanti discorsi più o meno astratti che circolano nei salotti della politica, quello sulla sostenibilità ambientale, è certamente quello che potrebbe risultare il più concreto in termini di investimenti e di impatto sulla vita delle persone. In una città come Roma, che nella situazione attuale necessita di un profondo ripensamento, investire nell’ambito della sostenibilità ambientale potrebbe rappresentare il volano di uno sviluppo efficace in termini di benessere, qualità della vita e ricadute occupazionali, e distribuito sul territorio, dal centro storico alle periferie.

Gli ambiti di intervento sul tema ambientale possono articolarsi seguendo tre diversi filoni

  1. Qualità dei servizi: gestione dei rifiuti, valorizzazione del verde e dei parchi pubblici.
  2. Qualità degli spazi urbani: decoro e riqualificazione dei quartieri.
  3. Qualità dell’aria: mobilità ed efficientamento energetico.

La cattiva gestione dei rifiuti è certamente tra gli argomenti più sentiti dai cittadini romani che, oltre a vedere la propria città costantemente sporca, subiscono anche le beffa di pagare per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti una tariffa tra le più alte d’Italia.

Tra le varie difficoltà va inquadrata prima di tutto la situazione di AMA e il suo ruolo all’interno della vicenda.

AMA (Azienda Municipale Ambiente) è la società totalmente controllata dal Comune di Roma che “gestisce” la raccolta, il trasporto, il trattamento, il riciclaggio e lo smaltimento dei rifiuti oltre all’espletamento dei servizi cimiteriali e al mantenimento del decoro urbano. Ogni anno il Comune di Roma sulla base del Piano finanziario di AMA definisce la tariffa sui rifiuti (TaRi) necessaria a coprire i costi di gestione previsti per l’anno successivo.

Oltre ai ben noti problemi in cui versa l’azienda, uno fra tutti l’approvazione del bilancio che manca dal 2017, l’AMA possiede un deficit impiantistico che non consente la corretta ed efficiente gestione e chiusura del ciclo dei rifiuti sia per quanto riguarda la frazione differenziata sia per quella indifferenziata. Basti pensare che l’ultimo impianto entrato in esercizio è il TMB (trattamento meccanico biologico per l’indifferenziata) Salario nel lontano 2008, oggi chiuso in seguito ad un incendio. Solo una minima parte della frazione indifferenziata viene trattata dall’unico impianto di AMA oggi in servizio, quello di Rocca Cencia, oltretutto sotto sequestro per violazioni ambientali[1]. La restante parte viene conferita, con maggiori costi, ad impianti privati in Provincia di Roma e fuori Regione.  Anche l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) segnala una carente programmazione delle infrastrutture da parte sia della Regione che del Comune e un’insostenibile fragilità impiantistica che espone il sistema di gestione dei rifiuti a crisi periodiche.[2]

Eppure, la politica, il cui unico scopo sembra ormai essere quello di passare indenne il breve arco temporale di governo, preferisce non intervenire, e quindi non investire, pur di non assumersi la responsabilità di scegliere, mediando tra soluzioni capaci di gestire l’immediato in maniera più efficace e rispettosa dell’ambiente e soluzioni che guardino all’obiettivo futuribile ma ancora troppo ambizioso del riciclo totale del rifiuto.

Ma una strada percorribile, non priva di difficoltà, esiste e richiede come sempre scelte precise e perseguite nel tempo, capaci di introdurre tutte le tecnologie disponibili per ogni fase del processo, dalla raccolta al trattamento e allo smaltimento del rifiuto. Indipendentemente da come raggiungerlo, un obiettivo non solo realistico ma addirittura doveroso è sicuramente quello indicato per il 2035 dall’Unione Europea, ovvero il 65% di raccolta differenziata e uno smaltimento in discarica fino ad un massimo del 10%. A questo obiettivo vanno affiancati quelli derivanti dal nuovo piano dei rifiuti della Regione Lazio, che spinge Roma verso una soluzione in casa della gestione dei propri rifiuti.

L’obiettivo europeo, per la complessità del territorio romano, è sicuramente quello più realistico perché introduce un elemento di progressione intelligente e sostenibile della gestione dei rifiuti e del superamento totale del rifiuto non differenziato, ed è sicuramente più credibile dalle previsioni di AMA e dello slogan lanciato nel 2018 dalla giunta Raggi che indicava per il 2021 una raccolta differenziata al 75%, oggi ferma al 44%. Per Roma, un obiettivo più sfidante, ma realistico, che tenga conto delle accelerazioni in atto verso il riciclo del rifiuto e di un maggiore sensibilità generale è sicuramento quello di traslare al 2030 le indicazioni europee (65% raccolta differenziata).

Un obiettivo meno emozionante ma equilibrato può contribuire anche ad approfondire un tema spesso messo in ombra dall’esasperato bisogno di comunicare all’opinione pubblica un valore percentuale di differenziata che non rappresenta tutta la verità. Differenziare e quindi recuperare materiali come carta, organico, plastica, vetro, etc rappresenta un vantaggio per il Comune, in quanto ha la possibilità di vendere tali materiali recuperati come materie prime, definite “secondarie”, alle industrie che ne necessitano (es. cartiere). I ricavi ottenuti dalla vendita consentono da un lato di migliorare il servizio di gestione dei rifiuti e dall’altro di ridurre la tariffa pagata dai residenti. Tali benefici sono ovviamente tanto maggiori quanto più grande è il ricavo ottenuto dalla vendita e quindi quanto più alta è la quantità e la qualità del materiale messo in vendita. La qualità dipende da due fattori: il grado di accuratezza con il quale i cittadini separano a monte i materiali recuperabili e la capacità impiantistica che consente di trattare e “ripulire” i vari rifiuti, aumentandone il valore commerciale.

Analizzando nel dettaglio il ciclo dei rifiuti risulta evidente come Roma, oltre ad avere un valore di differenziata quantitativamente più basso della media nazionale (circa il 55%), presenta una forte carenza impiantistica che non ne consente la valorizzazione economica. Nei pochi casi in cui il trattamento viene fatto da AMA (circa il 3% della frazione differenziata), a causa della bassa qualità del materiale differenziato, più di un terzo viene conferito in discarica.

Confronto Costi-Ricavi Gestione Raccolta differenziata

In definitiva, come evidenziato anche dal grafico sopra, il solo aumento quantitativo (dal 25% del 2012 al 44% del 2018) della raccolta differenziata negli anni, non è stato accompagnato da una dotazione impiantistica adeguata e da una forte sensibilizzazione ed incentivazione della popolazione sul tema. Queste mancanze hanno portato negli anni ad un aumento del costo della gestione dei rifiuti differenziati ma, contrariamente a quanto dovrebbe accadere, una diminuzione dei ricavi ottenuti dalla vendita[3].

Per quanto riguarda la frazione indifferenziata, mentre la quantità raccolta è sicuramente diminuita, i costi per la sua gestione sono rimasti pressoché costanti e sono addirittura aumentati subito dopo la chiusura del TMB Salario, confermando che l‘uso indiscriminato di impianti di trattamento privati e il trasferimento fuori Comune rendono insostenibile l’intero processo, non solo in termini economici ma anche in termini di impatto ambientale. Per comprendere meglio dove si annidano le criticità che portano alla situazione di emergenza, che è sotto gli occhi di tutti, basta un rapido sguardo ai dati sull’intero processo del ciclo dei rifiuti, che evidenziano una limitata autonomia da parte di AMA e quindi del Comune di Roma.

Ciclo dei rifiuti di Roma (2018-2019)

La mancanza di impianti che chiudono il ciclo di vita del rifiuto – permettendo da un lato di trattare il rifiuto indifferenziato (oggi AMA ne tratta solo il 24%) e dall’altro di valorizzare i materiali differenziati da rimettere sul mercato (oggi AMA ne tratta solo il 3%) – ha prodotto un aumento della spesa di AMA, condizionandola ai rapporti contrattuali con i privati e ai trasferimenti emergenziali fuori Regione.

Aumento Costi Gestione dei Rifiuti a discapito del lavaggio e dello spazzamento strade di Roma

Per contro bilanciare l’aumento della spesa è stato necessario diminuire fortemente le risorse destinate al servizio di spazzamento e pulizia strade, come evidente dal grafico sopra. Dal 2013 al 2020 infatti, oltre un quarto delle risorse destinate al decoro urbano (circa 50 milioni di euro)[4] sono state utilizzate per inviare rifiuti fuori Roma, con un evidente peggioramento della pulizia delle strade, soprattutto nelle aree definite periferiche, lontane dagli occhi di chi frequenta quella piccola porzione di città che oggi sembra essere ad uso e consumo dei turisti e delle istituzioni.

Tale deficit impiantistico non sembra preoccupare l’Amministrazione Comunale, come dimostrano sia i piani investimenti di AMA approvati per il 2019 e il 2020 dalla stessa Amministrazione, nei quali non sono destinati fondi per potenziamenti o realizzazione di nuovi impianti, sia la mancata approvazione, nel disinteresse generale, del “nuovo” piano industriale di AMA 2020-2024.

Nella bozza del nuovo piano industriale AMA è prevista la realizzazione di ben dodici impianti e una revisione al ribasso della raccolta differenziata (60% al 2025), ma non è presente nessun riferimento ad una discarica di servizio e ad un termovalorizzatore, elementi ancora necessari per poter chiudere il ciclo dei rifiuti e rendere Roma totalmente autonoma. Tale bozza, se approvata, rappresenterebbe un passo avanti almeno negli intenti, ma non possiamo chiudere gli occhi di fronte alle difficoltà e all’inadeguatezza di AMA nel dar seguito agli investimenti programmati finora.

Nel periodo 2013-2017, ad esempio, sono stati programmati investimenti per circa 230 milioni di euro, ma meno del 50% sono stati effettivamente realizzati e solo il 15% di quelli destinati al potenziamento degli impianti.

Questo solleva interrogativi a cui la politica dovrebbe finalmente dare risposta. È a questo punto lecito dubitare delle capacità di AMA o per lo meno auspicare un ripensamento del suo ruolo? Ci sono nella realtà romana altri attori istituzionali che potrebbero farsi carico di parte de problema. In quest’ottica chi scrive ritiene ad esempio che, ispirandosi al modello milanese, si potrebbe guardare con interesse alla Società Acea, controllata per il 51% dal Comune di Roma Capitale, con un fatturato di circa 3 miliardi di euro e competenze importanti nel trattamento dei rifiuti e nella termovalorizzazione. Nell’ultimo piano industriale di Acea 2020-2024 sono previsti, nell’ambito degli impianti di trattamento dei rifiuti, circa 445 M€.[5]

In linea con la precedente proposta di riorganizzare i poteri amministrativi tra il Comune di Roma e i Municipi, crediamo che una soluzione efficace potrebbe essere quella di mantenere in AMA la gestione della raccolta dei rifiuti e del servizio di spazzamento e lavaggio, delegandone a Municipi-Comuni la competenza e quindi di stabilire e controllare modalità e frequenza della raccolta. Dovrà invece essere mantenuta a livello comunale, attraverso la capacità di investimento del Gruppo Acea, la gestione della parte impiantistica, ovvero lo smaltimento e il trattamento dei rifiuti indifferenziati e la valorizzazione dei rifiuti differenziati.

Le migliori competenze gestionali e di investimento della Società Acea, insieme ad una maggiore conoscenza del territorio da parte dei Municipi-Comuni e ad un rapporto più diretto con la cittadinanza, consentirà interventi più efficaci ed efficienti nella gestione della raccolta e del trattamento dei rifiuti.

Modificato l’assetto gestionale del ciclo dei rifiuti, Acea dovrà predisporre un piano industriale capace di prevedere la realizzazione di nuovi impianti di compostaggio per l’organico, nuovi impianti per la valorizzazione della carta, del vetro e della plastica e sicuramente, per una gestione realistica e progressiva dei rifiuti indifferenziati, due TMB con recupero del biometano, una discarica di servizio nella quale conferire non più del 10% degli scarti e un termovalorizzatore per lo smaltimento della frazione combustibile proveniente dai TMB.

I motivi dell’inquinamento dell’aria a Roma – Confronto 2005 – 2015

In particolare quest’ultimo, intorno al quale c’è un’ostilità incomprensibile, rappresenta ad oggi una soluzione complementare alla raccolta differenziata che oltretutto, mediante la produzione energia elettrica per circa 8 mila famiglie e in prospettiva la creazione di una rete di teleriscaldamento per circa 15 mila abitazioni, consente di ridurre le emissioni in atmosfera delle caldaie condominiali (tra i principali responsabili di inquinamento a Roma)[6] e di ridurre l’impatto ambientale del trasporto dei rifiuti romani fuori regione per trattamento e smaltimento. C’è inoltre la possibilità da parte del Comune o del Municipio-Comune di stipulare accordi con Acea che prevedono il trasferimento di risorse economiche per mitigare l’impatto ambientale che l’impianto di termovalorizzazione ha sul territorio. Tali risorse potranno essere impiegate per interventi ambientali tra cui il miglioramento del trasporto pubblico, la realizzazione delle piste ciclabili, bonifiche.[7]

Si tratta di un investimento di circa 350 milioni di euro da spalmare su quattro anni, sicuramente nelle corde di una società solida come Acea e tra le priorità di una città come Roma che spende ogni anno circa 200 milioni di euro per il trasporto fuori Regione dei propri rifiuti. Con una chiara indicazione politica e una chiara assunzione di responsabilità, Roma potrebbe ritrovarsi in soli quattro anni con le risorse necessarie da dirottare alla cura del decoro urbano.

Il ciclo dei rifiuti di Roma proposto

Contestualmente, anche grazie alle nuove risorse, i Municipi-Comuni, attraverso i circa 7.800 dipendenti di AMA, potranno incrementare, ma soprattutto migliorare, dal punto di vista qualitativo, la raccolta differenziata, attraverso la disincentivazione dell’indifferenziata, l’implementazione, dove possibile, della raccolta porta a porta, la realizzazione di mini-centri di conferimento accessibili solo ai residenti, il potenziamento e la realizzazione di nuovi centri di raccolta ecologici e l’intensificazione dei controlli con l’inasprimento delle sanzioni amministrative. Per il raggiungimento di tali obiettivi sono disponibili numerose tecnologie già adottate in altri grandi centri urbani.

Una città complessa e urbanisticamente diversificata come Roma non può far riferimento ad una sola modalità di raccolta, ma ne vanno implementate diverse. La nuova normativa[8] inoltre obbliga i Comuni a superare la TaRi e ad applicare una tariffa puntuale per l’utente, rendendo, almeno in parte, il costo della bolletta effettivamente legato al quantitativo di rifiuti indifferenziati prodotti. Ovviamente anche dal raggiungimento di questo obiettivo, Roma è ben lontana e sopravvive nella speranza di proroghe e rinvii.

L’applicazione della nuova tariffa puntuale obbliga quindi AMA alla misurazione del peso e/o del volume che ogni cittadino conferisce nei cassonetti dell’indifferenziata. Dove non è possibile il porta a porta dovranno essere sostituite le aperture dei cassonetti stradali che avranno dispositivi capaci di pesare e accettare un volume limitato. Il conferimento dell’indifferenziato potrà avvenire solo attraverso l’uso della tessera sanitaria in modo da poter prevedere variazioni della tariffa in funzione del peso di indifferenziata conferita. Contestualmente, si potranno installare sensori capaci di segnalare il riempimento del secchione e quindi inviare un automezzo per lo scarico solo se necessario, con conseguente ottimizzazione e riduzione dei costi di raccolta.

Il tardivo svuotamento dei secchioni stradali rappresenta un fattore importante per due aspetti. In primo luogo, provoca l’uso improprio dei cassonetti dedicati alla raccolta differenziata e quindi la riduzione della qualità della raccolta differenziata con gli evidenti svantaggi precedentemente analizzati. In secondo luogo, il rifiuto differenziato abbandonato in strada viene trattato come indifferenziato e quindi spesso inviato fuori regione contribuendo all’aumento dei costi generali.

Per incrementare la raccolta differenziata, agevolando il recupero del rifiuto e disincentivando l’abbandono in strada, va necessariamente potenziata la rete dei centri di raccolta ecologici, ovvero quegli spazi sorvegliati e messi a disposizione gratuitamente dal Comune, agli utenti domestici che pagano la tassa dei rifiuti. In questi centri è possibile conferire i rifiuti urbani ingombranti, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche e quelli pericolosi (che non possono essere gettati nei tradizionali cassonetti).

In relazione ai centri di raccolta, l’obiettivo è definito dai livelli minimi di igiene urbana rappresentati da ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). Per una città come Roma andrebbe previsto un centro di raccolta ogni 50 mila abitanti. Roma ne possiede solo 13 (in media uno ogni 250 mila abitanti), di cui uno (La Storta) limitato al solo conferimento di sfalci e potature, e ben sei dei quindici Municipi ne risultano sprovvisti.

Sono possibili, inoltre, interventi a costo zero capaci di aumentare la frazione differenziata ed aumentarne la qualità. Pensiamo, per esempio, a rendere obbligatoria la stesura di un piano di gestione dei rifiuti da parte degli Ospedali, delle Amministrazioni Pubbliche e dalle Aziende private e controllate presenti sul territorio oppure all’incentivazione della raccolta degli oli esausti presso i supermercati, dei farmaci scaduti presso le farmacie e le batterie presso i tabacchi.

Inoltre, la creazione di un fondo municipale, finanziato dalle sanzioni amministrative, contestualmente al risparmio derivante da una gestione più virtuosa del ciclo di raccolta dei rifiuti, sarà reinvestito, in una prima fase nel miglioramento della qualità del servizio e del decoro urbano e in una seconda fase per ottenere una riduzione della tariffa.

Roma ha le risorse e la forza per valorizzare i propri rifiuti costruendo una sensibilità comune e una rete infrastrutturale capace di rendere il problema di oggi un’opportunità per domani.


[1] https://www.romatoday.it/politica/sequestro-impianto-rocca-cencia-tmb-tutto.html

[2] Delibera numero 888 del 28 ottobre 2020

[3] Fonte: Elaborazione ACOS su piani finanziari AMA negli anni.

[4] Piani Finanziari AMA, consuntivi anni precedenti

[5]https://www.gruppo.acea.it/content/dam/acea-corporate/acea-foundation/pdf/it/gruppo/investitori/2020/presentazioni/piano-industriale-2020-2024.pdf

[6] ISPRA – XIV Rapporto qualità dell’ambiente urbano – link pubblico

[7] Le attività del termovalorizzatore hanno trasferito nel bilancio 2019 del Comune di Parma circa 600 mila euro

[8] DM del 20 aprile 2017

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0. Roma Città Mondo. Il Governo della Città

Quando entreremo nel vivo della campagna elettorale verranno dette molte cose.

Tra le questioni, che qualche voce fuori dal coro porrà all’attenzione del dibattito politico, c’è quella, mai risolta, di cosa vuol dire per Roma essere la Capitale d’Italia, concetto praticamente relegato a nozionismo geografico, scritto lì nella Costituzione ma mai fatto proprio dallo Stato.

Ma la vicenda “Capitalenon rientra nelle priorità della politica nazionale che invece, continua a denigrare Roma e i romani, trascurandone le potenzialità ed enfatizzandone i difetti. In un futuro sempre più influenzato da metropoli e mega città capaci di attrarre a sé capitale umano e finanziario non è pensabile sottovalutare il ruolo geopolitico di Roma e i benefici che può trasmettere all’intero Paese.

Termini come “Roma Ladrona” e “Salva Roma” hanno dato un’immagine spesso sbagliata e come al solito superficiale della questione romana. Sia chiaro, non si vuole giustificare una gestione non sempre efficacie di una città che versa in una condizione di affanno perenne ma, allo stesso tempo, non possiamo accettare una classificazione per slogan di una area metropolitana vasta, complessa e dinamica, che rappresenta la seconda provincia in termini di ricchezza prodotta. Un’area metropolitana di eccellenza in vari campi del settore industriale, dei servizi, della sanità e della formazione che ha al suo interno la gestione di un patrimonio culturale unico e di una concentrazione di organismi nazionali ed internazionali che fanno di Roma la capitale della diplomazia. Non ultimo, uno Stato nella città a proiezione universalistica che attrae a sé milioni di fedeli da ogni parte del mondo, che guardano a Roma come il centro della cristianità. Eppure, se non bastasse questo a dare a Roma i poteri che merita, un confronto con il resto d’Europa dovrebbe convincerci del contrario. Quasi tutti i grandi paesi europei hanno dotato le loro Capitali di una struttura giuridico-formale diversa dalle restanti città. È il caso della città-stato di Londra, dello stato federale di Berlino, della comunità autonoma di Madrid e del dipartimento di Parigi, capaci di delineare in maniera sicuramente più autonoma il proprio percorso di crescita e di sviluppo supportati da uno Stato forte e consapevole delle peculiarità e dell’attrattività di una Capitale.

È evidente, come Roma non sia mai stata trattata da Capitale, e lo si vede non solo nell’ordinamento ma anche dal confronto dei trasferimenti che gli altri Stati riservano alle proprie Capitali. Dall’analisi delle entrate di bilancio 2018, Roma si sostiene grazie a risorse proprie per circa il 77% mentre circa il 23% è rappresentato da trasferimenti centrali e regionali.  Solo Parigi, che comunque ha un ordinamento dipartimentale simile alle nostre vecchie provincie, presenta il valore più basso dei trasferimenti intergovernativi[1], ma gli investimenti statali sono tali da giustificarne il motivo, basti pensare al Gran Paris Express, un progetto da circa 30 miliardi di euro che porterà alla realizzazione di 200 km di metropolitana entro il 2030.

 CapitaleRisorse Proprie (%)Trasferimenti intergovernativi + Tasse condivise (%)
Londra (2015)31.268.8
Berlino (2014)30.369.7
Madrid (2015)48.351.7
Confronto trasferimenti intergovernativi capitali europee [1]

Per ridare il ruolo che manca ad una città come Roma c’è bisogno, prima di tutto, di un ordinamento speciale, come iscritto nell’art. 114 della Costituzione, al quale non si è dato seguito da quasi 20 anni. In secondo luogo, è necessaria un’idea di città globale che superi i confini della Roma attuale e si proietti ad una programmazione degli investimenti e ad una gestione della cosa pubblica che interessi l’intera area metropolitana di Roma. Un’idea capace di mediare le esigenze contrastanti che ci sono e ci saranno tra il centro di Roma, l’estrema periferia di Roma e i territori dei Comuni limitrofi. Un’idea capace di valorizzare e rilanciare un’amministrazione pubblica sempre più distante dai tempi e dalle esigenze dei cittadini e mettere in collaborazione il primo polo universitario d’Italia con le tante imprese presenti sul territorio.

Quindi, ridata dignità a Roma attraverso un nuovo ordinamento, parte delle disposizioni speciali saranno trasferite alla Città Metropolitana di Roma Capitale, trasformata finalmente in un ente direttamente eletto dal popolo.   

È in quest’ottica che va inquadrato il futuro dei Municipi di Roma che, trasformati in veri e propri Comuni, dovranno avere un bilancio autonomo e gestire la maggior parte dei servizi di prossimità quali la manutenzione delle strade locali e del verde, le scuole di prima infanzia, la polizia locale, il decoro e la rigenerazione urbana, i servizi sociali, la raccolta dei rifiuti. Mentre trasferire alla Città Metropolitana la pianificazione, la gestione dei trasporti e delle grandi opere, la pianificazione territoriale e la tutela alla salute.

Chiarito il ruolo che spetta ai nostri territori siamo in grado di delineare una nuova idea per Roma e quindi per i nostri Municipi a cui ancorare le nostre proposte e le nostre iniziative, al fine di riscontrare le articolate esigenze dei cittadini.

Liberare Roma dall’essere una città qualunque e finalmente trasformarla in città mondo rappresenta un impegno non riconducibile a logiche di parte, ma richiede il concorso e la collaborazione di tutte le comunità civiche e di tutte le forze democratiche, siano esse di governo o di opposizione.


[1] International Comparison of Global City Financing – A Report to the London Finance Commission prepared by Enid Slack. Institute on Municipal Finance and Governance Munk School of Global Affairs University of Toronto – October 2016