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2.2 Roma città della natura

Prendendo in prestito un concetto dalla biologia possiamo definire nicchie ecologiche le grandi città contemporanee che, modellate dall’uomo in funzione dei suoi bisogni, allo stesso tempo costituiscono l’espressione manifesta della tossicità di parte dell’attività umana sull’ambiente. La sfida incombente dei cambiamenti climatici impone di ripensarle secondo un nuovo paradigma ambientale e di sviluppare strategie strutturate capaci di mettere in campo vecchi e nuovi strumenti al fine di renderle maggiormente sostenibili, un vasto progetto che comprenda il sistema dei trasporti, il ciclo dei rifiuti, la riqualificazione urbana e, quello di cui trattiamo in queste pagine, la riforestazione e la cura del verde: «per contrastare il cambiamento climatico il migliore strumento esistente sono gli alberi. Piantati in modo adeguato possono raffreddare l’aria tra i 2°C e gli 8° C, riducendo così del 30% il fabbisogno di aria condizionata. Un singolo albero può assorbire fino a 150 kg di CO2 all’anno e contribuire a ridurre il cambiamento climatico»[1]. Spesso si sente dire che Roma è una delle città più verdi d’Europa e, in linea generale, ci troviamo d’accordo. Soprattutto se si fa riferimento a tutto il complesso del verde, comprendente differenti tipologie di aree, che copre quasi quattro quinti del territorio comunale.

I dati rappresentati nelle tabelle e nei grafici riportati evidenziano, di contro, come queste aree di verde risultino distribuite sul territorio in maniera non omogenea, localizzate perlopiù nelle zone più esterne della città, con Municipi densamente popolati privi di un’adeguata disponibilità. Il piano regolatore della città prevede, inoltre, grandissime aree destinate ad un uso agricolo (circa il 44% del territorio comunale). Queste aree, quasi tutte di proprietà privata, rimangono spesso incolte o abbandonate, magari nella speranza da parte dei proprietari di vederle un domani trasformate in edificabili. Anche consistenti parti delle aree naturali protette risultano essere di proprietà privata e sono spesso caratterizzate da una gestione e una manutenzione inefficace, che comporta uno stato di abbandono che si trasforma spesso in roghi e sversamento illecito di rifiuti.

Per quanto riguarda invece le aree verdi urbane, il dettaglio restituisce una gestione di circa 315 mila alberi divisi perlopiù fra parchi (54%), alberature stradali (36%) e giardini scolastici (4%).

Alla numerosità e alla complessità di gestione del verde romano si è aggiunto un processo di esternalizzazione dei servizi e, contemporaneamente, un eccessivo depotenziamento del Servizio Giardini comunale. Tale esternalizzazione non rappresenta in sé il problema, ma non avere un ente capace di controllare e indirizzare l’azione del privato ha avuto ricadute negative sullo stato di salute delle alberature[2] e dei parchi con evidente insoddisfazione della cittadinanza[3].

L’amministrazione della sindaca Raggi, contrariamente a quanto dichiarato durante la campagna elettorale e in questi anni di governo, non ha invertito la rotta anzi, è notizia delle ultime settimane l’avvio di due bandi messi in cantiere nel 2017 per realizzare accordi quadro triennali con privati per un totale di circa 86 milioni di euro per la manutenzione del verde verticale ed orizzontale. Anche i dati pubblicati dagli organi di controllo dello stesso Comune di Roma mostrano un trend in continuo peggioramento: nel quinquennio 2013-2018, infatti, le manutenzioni ordinarie sono scese di un 79% mentre sono aumentate quelle straordinarie (+138%); le potature sono diminuite del 66%. Negativo anche il bilancio arboreo che, nello stesso periodo, fa segnare meno 5086 alberi[4].

Roma, inoltre, risulta avere pessime performance ambientali negli studi elaborati sia a livello nazionale sia internazionale, come il Green City Index (UE e Samsung)[5] e il Rapporto sulle performance ambientali delle città (Legambiente e IlSole24Ore)[6].

Da dove cominciare per una nuova e corretta gestione del verde romano?

Tanto per cominciare dall’applicazione di quel principio di trasparenza tanto caro al Movimento Cinque Stelle che non si esaurisce nel solo caricamento delle informazioni su internet, ma consiste, soprattutto, nel raccoglierle, elaborarle e renderle user friendly per la consultazione da parte di ogni cittadino.

Chi scrive, ad esempio, si è scontrato in prima persona con la difficoltà di reperimento dei dati sopra riportati nel groviglio di link, pagine e informazioni caricate messe a disposizione dal Comune di Roma. Una mappatura online facilmente fruibile, una pubblicazione chiara degli interventi, l’aggregazione e la semplificazione dei dati in grafici comprensibili dovrebbero essere pratiche comuni per l’amministrazione di una città come la Capitale.

Nel consultare il programma elettorale[7] dell’attuale amministrazione, molte proposte in tema di verde non risultano realizzate: ad esempio non vi è traccia di concorsi di idee per giovani professionisti nella predisposizione degli appalti verdi, né tantomeno del protocollo delle best practices da seguire per la progettazione di riqualificazioni del verde urbano. In definitiva, la politica sul verde dell’amministrazione 5 Stelle non ha prodotto risultati né sull’ordinaria amministrazione né tantomeno nella programmazione degli interventi futuri.

Prima di tutto, la nostra proposta per il verde pubblico è in linea con quanto già scritto in merito alla riorganizzazione delle competenze tra Città Metropolitana, Comune e Municipi; ovvero, evidenzia la necessità di agire sull’efficientamento della gestione amministrativa del verde presente sul territorio comunale. Data la sensibilità dei temi e l’entità delle problematiche, riteniamo che gli assessorati al Verde e ai Rifiuti debbano essere separati e che le competenze sul verde debbano essere suddivise trasferendo ai Municipi la gestione dei piccoli parchi e delle aree verdi municipali comprese le strade, il monitoraggio del verde privato, la promozione, il coordinamento e il controllo delle adozioni di aree verdi e dell’affidamento degli orti urbani, lasciando al Comune di Roma la gestione delle ville storiche e dei parchi di grandi dimensioni, del verde nelle aree cimiteriali, nonché il monitoraggio e la redazione del piano di forestazione.


Un piano di forestazione urbana per la città di Roma.  
Per Roma è necessario sviluppare una strategia di intervento capace di connettere tra di loro parchi, viali alberati, verde pensile, tetti verdi, aree agricole e archeologiche, boschi, fiumi, mare e strutture di servizio al cittadino creando un’unica infrastruttura verde[8], diffusa e fruibile. La connessione di tutti gli questi elementi ambientali dovrà avvenire attraverso un vero e proprio piano di forestazione che incrementi il patrimonio verde e il numero di aree verdi della città, valorizzi l’esistente e consenta la piantumazione di nuovi alberi in un’operazione sinergica pubblico-privata-associativa. Nell’ambito di questa interconnessione, in una necessaria riqualificazione edilizia, saranno realizzati degli ecoquartieri, immersi nel verde, mediante l’utilizzo delle più recenti tecniche di bioedilizia e di efficientamento energetico[9]. Un intervento di tale portata consente di ripensare la città non solo dal punto di vista architettonico e urbanistico ma anche in termini di miglioramento della qualità della vita, contrasto al cambiamento climatico, difesa della fauna e della flora locale e, non ultimo, la creazione di nuove forme di lavoro oggi sconosciute sul nostro territorio.

Il piano di forestazione potrebbe essere attuato con la combinazione di grandi e piccoli interventi su proprietà pubbliche e private. Le risorse necessarie possono essere recuperate attraverso i fondi messi a disposizione a livello europeo, nazionale (es. Legge Clima[10]) e regionale, con esperienze di partenariati pubblico/privato, tramite i green bond o mediante iniziative di crowdfunding.

Per approcciare un piano di forestazione è necessaria una mappatura completa del verde esistente, magari attraverso la pubblicazione di un registro digitale e di una mappa consultabile online. Contestualmente, andrebbe effettuata una seria operazione di monitoraggio con l’ausilio dell’Ordine degli Agronomi di Roma, degli stakeholders e delle associazioni interessate.

La conoscenza dell’esistente, quindi la posizione e la tipologia di flora disponibile, permette di individuare i migliori interventi da mettere in atto, come il rinnovo delle alberature vetuste, che dovrà avvenire entro un arco di tempo quinquennale o decennale da implementare mediante accordi con il settore vivaistico per prevedere forniture costanti di piante in grado di rispettare anche il principio di uniformità dimensionale[11].

Dal Tevere all’Aniene al Mediterraneo.

Nell’ambito della proposta si individuano tre asset primari di intervento: i bacini dei fiumi Tevere e Aniene e il litorale romano. Il bacino dei due fiumi, in particolare, permette la realizzazione di due grandi corridoi verdi naturali, tangenti alla città negli assi Nord-Sud ed Est e, contestualmente, la messa in opera di parchi fluviali multifunzionali, fruibili dai cittadini.

È a partire dalla valorizzazione di questi tre elementi ambientali che dovranno essere realizzate le interconnessioni accennate in precedenza, definiti corridoi verdi, e che interesseranno anche le arterie stradali principali e secondarie.

Questi interventi consentirebbero una limitazione dell’effetto isola di calore[12], riduzione dell’inquinamento atmosferico, un miglioramento della qualità dell’aria e la realizzazione di spazi ricreativi e salubri[13]. Sono possibili, con il coinvolgimento delle imprese e le associazioni di settore, anche micro-interventi sul patrimonio edilizio nuovo ed esistente come la realizzazione di pareti e tetti verdi[14] che garantiscono inoltre l’aumento del valore economico dell’immobile e il miglioramento dell’estetica urbana.

Nell’ottica di un’incisiva azione pubblica soprattutto di controllo delle attività in gestione al privato, deve essere ripristinato il ruolo centrale del Servizio Giardini, che deve tornare ad essere un centro di eccellenza botanica e agronomica capace di valorizzare e manutenere accuratamente il patrimonio inestimabile dei parchi archeologici e delle ville storiche di Roma. Nella suddivisione delle competenze tra Comune e Municipi c’è poi la necessità di suddividere l’organico operativo del Servizio Giardini in funzione del patrimonio ambientale di ogni singolo Municipio, lasciando a livello centrale un’attività di coordinamento e controllo.

Il terzo asset della proposta presentata riguarda invece il litorale: Roma Capitale dovrà elaborare una strategia di gestione integrata delle coste e un piano di tutela delle stesse, in modo da coniugare benefici ambientali e utilizzo ricreativo delle spiagge. Laddove necessari, dovranno essere effettuati e incrementati interventi di ripascimento, realizzare codoni dunosi e salvaguardare la vegetazione. In questa tipologia di attività dovranno concorrere anche i privati concessionari: gli stabilimenti dovranno essere integrati come strutture di monitoraggio, nonché dovranno realizzare argini invernali nelle aree di spiaggia loro assegnate, per ridurre le perdite di sedimenti sabbiosi dovute all’azione del vento. In ultimo, futuri interventi urbanistici dovranno prevedere l’arretramento degli stessi stabilimenti e delle strutture di servizio prossime alle spiagge.

Un polo didattico per la ricerca ambientale.

Al fine di migliorare il servizio e sviluppare tecniche nuove e più efficaci, fondamentale sarebbe la realizzazione, sotto la spinta del Comune di Roma, di una struttura di ricerca, ovvero un polo didattico interuniversitario che coinvolga le facoltà legate al tema ambientale delle tre principali Università di Roma (La Sapienza, Tor Vergata, Roma Tre) e il Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali (DAFNE) dell’Università degli Studi della Tuscia. I rapporti tra il polo interuniversitario e Roma Capitale dovrebbero essere regolati mediante una convenzione attuativa. Il compito dell’inter-ateneo sarà quello di implementare avanzati percorsi formativi di studio e ricerca ambientale, attuare una cooperazione efficace nella valorizzazione delle aree ricadenti sul territorio di Roma, sviluppare tecniche innovative e aprirsi alla formazione in materia di educazione ambientale alla cittadinanza. Vieppiù necessario, in considerazione della presenza di bacini idrografici, laghi e del mar Tirreno, inserire all’interno di questo polo,  sul modello del Centro del Mare dell’Università di Genova, una facoltà di biologia ed ecologia marina.La realizzazione di un apposito dipartimento sulle acque territoriali permetterà il riordino delle informazioni disponibili, il monitoraggio delle dinamiche fisiche riguardanti il territorio costiero e lo sviluppo di ricerche ad hoc sulla salvaguardia degli ecosistemi del litorale romano e del Mar Tirreno.

EXPO 2030: Roma e il Futuro Sostenibile dalle città.     
Roma dovrà inserirsi come capofila delle città sui temi ambientali, ospitando Conferenze Mondiali sul Clima delle Nazioni Unite (COP), promuovendo eventi di ogni dimensioni, coinvolgendo in dibattiti i Ministeri, le fondazioni, le associazioni di categoria e i centri di ricerca. Terminale della strategia ambientale per Roma dovrà essere la candidatura per ospitare il prossimo EXPO 2030, promuovendo come tema il Futuro Sostenibile dalla Città, che possa comprendere tutte le proposte riguardanti la sostenibilità dello spazio urbano, compresa la forestazione. Eventualmente, due tappe propedeutiche a questo grande evento, potrebbero essere le candidature ad altre due expo promosse dal Bureau International des Expositions (BIE), quella orticola e quella sul giardinaggio.

Conclusioni.      
In conclusione, ribadiamo che le proposte contenute in questo documento possono essere un pezzo di una strategia di più ampio respiro, comprendente anche la chiusura del ciclo dei rifiuti, la riqualificazione sostenibile del parco edilizio e il miglioramento del sistema dei trasporti. Mettere in campo una nuova strategia non significa necessariamente rovesciare la gerarchia tradizionale, ma comprendere il nuovo ruolo che la città dovrà assumere nei prossimi anni.

Fino ad oggi abbiamo espulso gli alberi fuori dalle città in favore del progresso ma, come afferma il filosofo Emanuele Coccia: “la foresta non è la preistoria della città ma il suo futuro”. È il momento per gli alberi di tornare tra noi.    
Cominciamo da Roma.

Bibliografia, sitografia e riferimenti:

  • La foresta urbana per la città sostenibile. Verso un inventario italiano dei boschi urbani e periurbani. Serenelli C., Salbitano F., Sanesi G., Brini S. Chiesura A. (a cura di), atti del Secondo Congresso Internazionale di Silvicoltura, Firenze, novembre 2014.
  • Infrastrutture verdi – Rafforzare il capitale naturale in Europa. Comunicazione della Commissione Europea del 6 maggio 2013.
  • Relazione Annuale del Ministero dell’Ambiente, Comitato per lo Sviluppo del Verde Pubblico, 2019.
  • Strategia nazionale del verde pubblico. Foreste urbane resilienti ed eterogenee per la salute e il benessere dei cittadini. Comitato per lo Sviluppo del Verde Pubblico
  • Renovation Wave for Europe – greening our buildings, creating jobs, improving lives. Comunicazione della Commissione Europea del 14 ottobre 2020.
  • Linee guida per le green city. Green City Newtork (a cura di)
  • Manuale sulle infrastrutture verdi. Basi teoriche e concettuali, termini e definizioni. Progetto Interregionale Central Europe Magic Landscapes – Managing Green Infrastrucrutres (aa.vv)-
  • Linee guida di forestazione urbana sostenibile per Roma Capitale. ISPRA per progetto TURAS, 2015.
  • Verde pensile: prestazioni di sistema e valore ecologico. ISPRA e ATAP, 2012.
  • Regolamento Capitolino del verde pubblico e privato e del paesaggio urbano di Roma Capitale, 2019.
  • Relazione annuale sullo stato dei servizi pubblici locali e sull’attività svolta. Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali di Roma Capitale, 2019.
  • L’Italia e gli obiettivi di sviluppo sostenibile. Rapporto ASVIS 2020.

[1] https://unric.org/it/alberi-nelle-citta-di-che-cosa-si-tratta/

[2] Su 325 mila alberi, solo 2 mila 155 interventi di potatura nel 2018

[3] 5,2 su 10 il voto espresso dai cittadini sulla qualità del verde pubblico

[4] Ultimo dato disponibile: relazione annuale servizi pubblici Roma Capitale 2019.

[5] https://assets.new.siemens.com/siemens/assets/api/uuid:fddc99e7-5907-49aa-92c4-610c0801659e/european-green-city-index.pdf

[6] https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2020/11/Ecosistema-Urbano-2020.pdf

[7] https://www.carteinregola.it/wp-content/uploads/2016/09/PROGRAMMA-RAGGi-11-passi-per-portare-a-Roma-il-cambiamento-di-cui-ha-bisogno.pdf

[8] L’Unione Europea definisce l’infrastruttura verde come «Una rete pianificata strategicamente di aree naturali, seminaturali insieme ad altri elementi ambientali, progettata e gestita allo scopo di fornire una vasta gamma di servizi ecosistemici quali ad esempio la depurazione dell’acqua, una migliore qualità dell’aria, lo spazio per il tempo libero, la mitigazione e l’adattamento al cambiamento climatico, la tutela e l’incremento della biodiversità in ambito rurale e

urbano oltre che nei territori naturali”. Queste reti di spazi verdi (terrestri) e blu (acquatici) permettono di migliorare la qualità dell’ambiente e di conseguenza la salute e la qualità della vita dei cittadini. Essa inoltre sostiene un’economia verde e crea opportunità di lavoro. La rete Natura 2000 costituisce la spina dorsale dell’infrastruttura verde dell’UE».

[9] L’argomento sarà trattato in un articolo futuro.

[10] https://www.minambiente.it/comunicati/ambiente-approvato-dalla-conferenza-unificata-il-decreto-su-forestazione-urbana-30

[11] Delibera giunta capitolina n 307 del 17/10/2014.

[12] Fenomeno che determina temperature maggiori all’interno delle aree urbane

[13] Un esempio di corridoi verdi è Medellin https://www.youtube.com/watch?v=Kv0m2MSIo2s&feature=emb_title

[14] https://www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/manuali-lineeguida/mlg-78.3-2012-verde-pensile.pdf

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