Quando si cerca di analizzare i motivi per i quali la politica ha perso la sua credibilità, soprattutto tra la fascia di popolazione più giovane, bisogna tenere a mente i toni sempre trionfalistici che i politici di ogni colore utilizzano dopo l’approvazione di una legge o di una riforma che come al solito è quella che rivoluzionerà tutto e che puntualmente, purtroppo, si dimostra, utilizzando un concetto evangelico, un sepolcro imbiancato. Come per ogni “atto rivoluzionario” che si rispetti anche in questo caso l’approvazione del piano regionale sui rifiuti del Lazio è stata seguita da uno scontro a colpi di tweet. Il Presidente Zingaretti afferma come la Regione Lazio abbia fatto il proprio dovere e invita tutti a prendersi le proprie responsabilità. La Sindaca Raggi risponde che il Comune di Roma e i suoi cittadini non hanno bisogno di nuove discariche e TMB.
Chiariamoci…

CHIARIMENTO ALLE AFFFERMAZIONI DELLA RAGGI
La Raggi, sulla questione dei rifiuti, ha deluso su tutta la linea. Rileggere le linee programmatiche 2016-2021 dell’attuale amministrazione ne misurano l’entità del fallimento. Almeno un’isola ecologica per ogni Municipio (niente di fatto), riduzione della produzione dei rifiuti indifferenziati e contestuale aumento della raccolta differenziata (misero 3%), incentivazione della tariffazione puntuale (niente di fatto), apertura di centri di selezione del materiale (niente di fatto), coinvolgimento di Acea nella gestione dei rifiuti (niente di fatto), efficientamento degli impianti esistenti (TMB Salario chiuso, parte di Rocca Cencia sequestrato). Possiamo sintetizzare quindi che a prescindere dal Piano Regionale dei rifiuti, Roma in questi anni, ha peggiorato la sua condizione con un aggravante: ancora oggi la Raggi continua ad affermare che il Comune di Roma e i suoi cittadini non hanno bisogno di discariche e TMB. Il Codice Ambiente prevede, attraverso l’art. 196, che siano le Regioni, oltre a pianificare la gestione dei rifiuti e ad approvare i progetti di nuovi impianti, ad individuare gli ambiti territoriali ottimali (i famosi ATO) ovvero, una suddivisione territoriale della Regione all’interno della quale mettere in piedi una modello di gestione dei rifiuti urbani che garantisca il principio di autosufficienza e prossimità[1]. La Regione ha individuato per il Lazio 5 ATO e 1 sub-ATO: ATO Frosinone, ATO Latina, ATO Rieti, ATO Viterbo, ATO Città Metropolitana di Roma Capitale e sub-ATO Roma Capitale. Tale suddivisione per avere i suoi effetti dovrà, come vedremo poi, tramutarsi in una legge.

Ma cosa vogliono dire autosufficienza e prossimità? Vogliono dire che il singolo ambito territoriale deve essere in grado, da solo, di smaltire e recuperare i rifiuti urbani non differenziati prodotti attraverso “una rete integrata ed adeguata di impianti”. Si fa eccezione per l’ATO Città Metropolitana di Roma per il quale, vista la dimensione demografica di Roma Capitale (Sub ATO Roma Capitale), “è fatto obbligo di realizzare uno o più impianti di trattamento e una o più discariche sul territorio di Roma Capitale per rispondere all’autosufficienza di Roma Capitale”.
Infine, chi gestisce gli ATO?
L’ente che amministrerà gli ATO sarà l’ente di governo d’ambito (EGATO) anche esso dovrà essere individuato e istituito con legge regionale. Ad oggi solo quattro Regioni, tra queste il Lazio, non hanno ancora individuato tali enti. Questo primo chiarimento ci consente di rispondere alla Sindaca e quindi in base al principio di autosufficienza e prossimità i rifiuti della Capitale dovranno essere smaltiti a Roma con impianti realizzati nel Comune di Roma. È un concetto di un buon senso disarmante ma nella logica dello slogan politico i rifiuti di Roma dovrebbero sparire nel nulla o magari viaggiare verso qualche discarica del Lazio o fuori Regione o ancora presso il termovalorizzatore del piccolo Comune di San Vittore nel Lazio, provincia di Frosinone, dove l’opinione delle tremila anime che ci abitano è del tutto dimenticata.

CHIARIMENTO ALLE AFFFERMAZIONI DI ZINGARETTI
Come previsto dalla normativa nazionale, la Regione Lazio ha elaborato il proprio Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (abbreviato PRGR) con un orizzonte temporale al 2025. Il Piano è stato approvato dal Consiglio Regionale il 05.08.2020 con Deliberazione n. 4 e pubblicato il 22.09.2020. L’intera pianificazione e l’esigenza impiantistica dei singoli ATO, si basano su alcune considerazioni e valori numerici fondamentali. Modificando questi valori è possibile modificare a piacimento lo scenario futuro. È in questi valori che si possono individuare le responsabilità e le deresponsabilità politiche. Da quali basi quindi la Regione parte per determinare il futuro dei rifiuti dei singoli ATO e quali sono i passaggi fondamentali per traguardare gli obiettivi di piano?
1- Una riduzione pro-capite della produzione dei rifiuti del 5% e una raccolta differenziata al 2025 del 70% (67,9% per il solo Comune di Roma). Tali valori sono a nostro avviso troppo ottimistici (nel 2019 nel Lazio la raccolta differenziata è stata di circa il 52%[2] mentre in Emilia-Romagna del 70,6% con una previsione al 2025 dell’80%) ma sicuramente più realistici di quelli indicati da AMA nel nuovo piano industriale, ovvero una raccolta differenziata al 2023 per Roma del 70% (oggi al 46,98%[3]).

A tal proposito va ricordato che la vera partita si gioca nel Comune di Roma in quanto produttore di circa il 60% dei rifiuti dell’intera Regione, rifiuti che inoltre, senza considerare i dati alterati del 2020, sono in aumento e non in riduzione. Ma quali sono i benefici nell’ipotizzare una raccolta differenziata così spinta? Ovviamente, una gestione della frazione indifferenziata meno complessa e quindi un numero di impianti (TMB, termovalorizzatori e discariche) minore e quindi meno grattacapi per tutti, per chi deve autorizzare (Regione), chi deve localizzare (Comune), chi deve realizzare (AMA e Lazio Ambiente, società sull’orlo del fallimento). Un numero, quindi, influenza grandi responsabilità. Apprezzabile è la suddivisione che viene fatta, come indicano gli obiettivi europei, tra raccolta differenziata e riciclo effettivo. l concetto di riciclo effettivo sposta l’attenzione dalla fase di raccolta a quella della effettiva valorizzazione dei rifiuti e quindi sulla qualità della raccolta differenziata. Va ricordato che la normativa europea prevede un riciclo effettivo del 65% dei rifiuti urbani al 2035 mentre la Regione Lazio ottimisticamente prevede di raggiungere il 63% di riciclo effettivo già al 2025.
2 – L’introduzione della tariffazione puntuale, ovvero una tariffa per i cittadini variabile in funzione della quantità di rifiuto indifferenziato prodotto (la logica è: “chi inquina paga”). Tale tariffa è applicabile se è possibile misurare la frazione indifferenziata che ogni cittadino conferisce al secchione. Quindi sono necessari o cassonetti stradali “intelligenti” o una raccolta porta a porta spinta con il controllo del sacchetto della spazzatura. Nei piani della Regione Lazio la tariffazione puntuale doveva essere introdotta da tutti i Comuni del Lazio entro il 31 dicembre 2020. Non c’è evidenza pubblica che il Comune di Roma abbia adottato un proprio regolamento[4] e i cittadini conoscono bene lo stato dei cassonetti e il fallimento in alcune parti della città della raccolta porta a porta.
3 – Una maggiore certezza dei tempi di autorizzazione dei nuovi impianti prevedendo entro 90 giorni dall’approvazione del piano procedure amministrative semplificate[5], per quanto di competenza regionale, e nuovi meccanismi di controllo dei tempi procedurali. I 90 giorni sono decorsi e non si ha evidenza di una deliberazione in tal senso.
4 – La realizzazione di un nuovo impianto a Colleferro per il trattamento dei rifiuti indifferenziati. Il piano della Regione prevede un periodo transitorio prima dell’entrata in esercizio del nuovo impianto di trattamento di Colleferro (entro il 2023) e un periodo a regime dopo l’entrata in esercizio. La fase transitoria compre un periodo che va dal 2020 al 2023 e prevede l’ammodernamento dei TMB esistenti e un accordo tra Regione, ATO e i gestori degli ambiti (ancora non definiti) per definire i tempi di realizzazione dell’impianto di Colleferro. Tale elemento fondamentale su cui regge l’intero scenario del piano regionale stimola due domande:

  • Come sarà gestito, nella fase transitoria, il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti indifferenziati del Comune di Roma visto il fermo dell’impianto di Via Salaria e del depotenziamento appena autorizzato dell’impianto di Rocca Cencia in attesa di ammodernamento? Gli scenari della Regione si basano sul massimo della potenzialità per entrambi gli impianti, ma tale assunto non rappresenta la realtà. L’unica alternativa sembra essere quindi il trasferimento dei rifiuti fuori Regione o in impianti terzi di vecchia generazione con evidenti sovraccosti a carico dei cittadini di Roma. È di questi giorni la notizia[6] che la Regione Lazio ha approvato la proroga fino al 31 dicembre 2021 per il conferimento dei rifiuti indifferenziati prodotti da Roma Capitale negli impianti abruzzesi di trattamento meccanico biologico

  • Una seconda domanda legittima che ogni cittadino dovrebbe porsi è chi ci metterà i soldi e chi realizzerà il nuovo impianto di Colleferro? A tal proposito sappiamo che la Regione Lazio ha dato mandato[7] alla società Lazio Ambiente S.p.A. (controllata al 100%) di sviluppare un progetto preliminare all’interno di un piano di riconversione industriale del sito di Colleferro. Bene, dal bilancio di Lazio Ambiente, oltre ad un cenno del progetto preliminare, non risultano stanziati fondi per la realizzazione dell’opera, inoltre, Lazio Ambiente S.p.A. dal 2014 al 2018 ha chiuso gli esercizi contabili con una perdita totale di circa 37 milioni di euro[8]. Come se non bastasse, non sono pervenute offerte di acquisto al bando di gara indetto dalla Regione per la cessione della Società. La Regione, a settembre 2019, ha quindi chiesto un parere alla Corte di Conti sulla possibilità di ricapitalizzare la società sull’orlo del fallimento. Ovviamente, la Corte dei Conti il 7 febbraio del 2019[9] con una precisione ineccepibile ha rigettato la richiesta ricordando di abbandonare “la logica del salvataggio “a tutti i costi” degli organismi a partecipazione pubblica in condizioni di precarietà economico-finanziaria di dissesto o perdita strutturale. E ciò non solo in ragione di esigenze di contenimento della spesa pubblica, ma anche nell’ottica delle regole europee che vietano ai soggetti che operano sul mercato di fruire di diritti speciali o esclusivi”. Per tutte le considerazioni e le perplessità fin qui esposte rimaniamo in attesa di comprendere chi, entro il 2023, sarà in grado di trovare i finanziamenti, autorizzare e realizzare l’impianto. Impianto, ricordiamo, fondamentale per la buona riuscita del piano regionale.

5 – Organizzazione puntuale del regime transitorio costituendo entro 90 giorni dall’entrata in vigore del piano di una cabina di monitoraggio del piano (CPM) attraverso un decreto del Presidente della Regione. La cabina di Regia durerà fino alla costituzione degli enti di gestione degli ATO. I 90 giorni sono decorsi senza che vi sia stato un decreto in tal senso. 6 – L’approvazione di una legge di definizione, attivazione e regolazione degli ATO e degli enti di governo entro 120 giorni 20.01.2021) dalla pubblicazione del Piano[10]. Legge fondamentale in quanto il piano si propone di traguardare l’autosufficienza regionale attraverso l’autosufficienza di ciascun ATO. Solo nel periodo di transizione il trattamento dei rifiuti sarà garantito a livello Regionale e non di singolo ATO. 7 – La costituzione degli enti di governo degli ambiti territoriali ottimali (EGATO) entro 180 giorni dall’entrata in vigore del piano (21.03.2021). 8 – Un’azione denigratoria nei confronti della termovalorizzazione. Nel piano, la Regione afferma, che il termovalorizzatore di San Vittore risulta essere sufficiente a soddisfare il fabbisogno dell’intera Regione. Tale assunto è prima di tutto in contraddizione con il principio di autosufficienza e di prossimità del singolo ATO e si basa poi su valori di raccolta differenziata troppo ottimistici e sulla realizzazione dell’impianto di Colleferro entro il 2023. Per noi fantascienza.

Il secondo chiarimento evidenzia come la Regione non abbia ancora fatto tutta la sua parte, infatti come afferma lo stesso piano “il mancato raggiungimento anche di uno solo di questi obiettivi rischia di far saltare il quadro generale così come delineato e, di conseguenza, rischia di generare nuove situazioni di emergenza nella gestione dei rifiuti, specialmente per il territorio di Roma.”[11] A prescindere dal piano regionale, l’Amministrazione di Roma Capitale aveva, ed ha, tutti gli strumenti per portare avanti le iniziative necessarie per risolvere le criticità evidenti sulla gestione dei rifiuti. Questo però non deve rappresentare uno sconto di responsabilità per tutti i livelli amministrativi che a nostro avviso non hanno fatto tutto quello che potevano e dovevano fare.

Riferimenti

  1. art. 182-bis – Codice Ambiente
  2. ISPRA 2019
  3. ISPRA 2019
  4. art. 1 comma 668 della Legge n. 147 del 27 dicembre 2013
  5. Piano regionale di gestione dei rifiuti – pag. 122
  6. http://www.regione.lazio.it/rl_main/?vw=newsDettaglio&id=5959
  7. DGR 614/2018
  8. Bilanci di esercizio 2014, 2015, 2016, 2017, 2018, 2019 su http://www.lazioambientespa.it/
  9. Deliberazione n. 1/2019/PAR
  10. BUR n. 116 del 22/09/2020 – Supplemento 1
  11. pag 339 del Piano Regionale