Redazione: A nostro avviso, per migliorare considerevolmente la qualità della raccolta differenziata, la “tariffazione puntuale” è uno degli strumenti più efficaci. La Regione Lazio ne prevedeva l’estensione su tutto il territorio entro il 2020, ma Roma sembra ancora lontana. Quali sono ad oggi le criticità per Ama e per il Comune di Roma che frenano l’adozione della tariffazione puntuale?

Melara: L’assenza di una organizzazione e pianificazione del servizio di raccolta, tenuto conto delle diversità e delle peculiarità dei territori che ciascun Municipio di Roma esprime, funzionale al concreto raggiungimento dell’obiettivo della tariffazione puntuale. Naturalmente quando parlo di assenza di pianificazione includo l’omessa o comunque non coerente identificazione delle azioni necessarie da compiere, del loro timing, delle politiche di investimento ad esse connesse e della messa a budget di risorse finanziarie adeguate.

Redazione: Dai rendiconti finanziari del Comune di Roma è evidente l’incapacità di riscuotere le entrate di competenza. In particolare, nel 2019 su circa 780 milioni di euro accertati per il tributo sui rifiuti, si è avuta una riscossione effettiva intorno al 16%. Come mai valori così bassi? Dove sono le maggiori criticità? Quali sono a suo avviso gli interventi più importanti per risolvere questo problema?

Melara: I fattori che hanno concorso nella non performante attività di riscossione sono costituiti dalla carenza del know how necessario, di risorse umane sufficienti e di risorse tecniche e tecnologiche adeguate alla efficiente ed efficace gestione dell’entrata. Ad aggravare la situazione in termini di perdite secche delle entrate della Ta.Ri. ha concorso l’assenza di una anagrafica e mappatura completa e aggiornata degli utenti e i provvedimenti normativi di rango primario che hanno introdotto la rottamazione automatica (annullamento) di tutte le cartelle esattoriali sotto i 1.000 euro di debito.

Redazione: La nostra proposta (Roma Città del Valore. La gestione dei rifiuti) vede Acea protagonista per lo smaltimento rifiuti e per realizzare gli impianti che servono a Roma, mentre Ama dovrà occuparsi della raccolta e lo spazzamento sarà di competenza dei Municipi. Quali criticità vede in questa riorganizzazione?

Melara: Penso che qualsiasi proposta di riorganizzazione debba essere corroborata, da parte di chi la propone, dalla dimostrazione che la proposta stessa sia fattibile giuridicamente, alla luce dei quadri normativi di riferimento, e sostenibile economicamente. Deve indicare e dimostrare i tempi di esecuzione del modello proposto e se, e soprattutto, sia capace di realizzare per Roma Capitale e per i suoi abitanti un abbattimento dei costi economici, un abbattimento dei costi ambientali, un ripristino duraturo e permanente del decoro urbano (raccolta e spazzamento) con identico livello di efficienza del servizio in ogni Municipio di Roma. La discussione aperta su questo modello di riorganizzazione ossia Acea per impianti, Ama per la raccolta e Municipi per lo spazzamento non mi pare sia stata sino ad oggi accompagnata dai requisiti minimi per renderla credibile e fattibile quantomeno nello scenario temporale di durata della prossima consiliatura.

Redazione: Secondo il nostro punto di vista e in base ai flussi effettivi previsti dal ciclo dei rifiuti della città di Roma, è necessario un termovalorizzatore, come in funzione in molte città italiane ed europee. Quale è la sua valutazione? Quali sono gli ostacoli tecnici o ideologici alla sua realizzazione?

Melara: Per deformazione professionale non posso che partire volgendo lo sguardo alle linee guida contenute nel Piano Regionale di gestione dei rifiuti varato dalla Regione Lazio il 5.8/22.9.2020. Il Piano regionale non prevede la realizzazione di nuovi impianti di termovalorizzazione né l’implementazione dell’unico esistente ossia quello di San Vittore peraltro già deficitario. Tant’è. Personalmente ritengo invece che i termovalorizzatori costituiscano una impiantistica fondamentale per l’attuazione del ciclo integrato dei rifiuti: concorrono all’autosufficienza del sistema e al recupero di energia trasformando appunto in energia i rifiuti urbani non riciclabili. Aggiungo che i termovalorizzatori di ultima generazione rappresentano, secondo gli esperti, la tecnologia più sostenibile e più sicura per trattare i rifiuti non riciclabili.

Redazione: Negli ultimi 5 anni il servizio dei rifiuti è fortemente peggiorato e la raccolta differenziata è passata da 41,2% a 45,2%. Ciò fa ritenere non realistico il raggiungimento del 70% entro il 2025, come previsto dal piano regionale. La nostra proposta ribadisce il principio di autosufficienza di Roma, puntando sul miglioramento della qualità della differenziata e dotando la Capitale degli impianti e tecnologie moderne per la raccolta, il riciclo e lo smaltimento dei rifiuti. Quale è la sua valutazione del problema?

Melara: Direi che la proposta è ovvia e già da tempo nel mindset di tutti. L’ostacolo insormontabile che vedo è solo nella capacità e autentica volontà di attuarla. Le fasi esecutive delle progettualità in ambito pubblico costituiscono endemicamente il tallone d’Achille della azione della classe politica dirigente.

Redazione: Quali sarebbero stati gli obiettivi di miglioramento del servizio di gestione dei rifiuti che si proponeva di raggiungere nel suo mandato in AMA, qualora avesse potuto portarlo a termine? Quali ostacoli e resistenze ha trovato nella attuale Amministrazione capitolina?

Melara: Il mio ruolo in AMA ha coinciso con una situazione di grave emergenza della gestione del ciclo dei rifiuti nella Capitale. Essendo questo il dato di partenza tutto il nuovo CdA ha chiesto ed esortato l’Amministrazione capitolina a mettere in campo un programma di breve periodo per stabilizzare non solo la gestione operativa del servizio ma anche gli aspetti più critici della situazione societaria in cui versava (e versa) AMA. Nessuno dei punti posti a base del nostro programma e del piano operativo AMA 2019-2020 ha avuto la fattiva e concreta collaborazione da parte dell’Amministrazione Capitolina. Ciò ha fatto maturare la decisione di rassegnare le dimissioni per l’impossibilità di esercitare il ruolo assegnato al momento della designazione. Dire oggi quello che avrei fatto mi appare uno sterile esercizio.