Da anni i familiari dei defunti denunciano il degrado presente nei cimiteri capitolini, con particolare riferimento al Flaminio. Ma mai i rappresentanti istituzionali hanno dato rilevanza alle istanze dei cittadini né si sono adoperati per restituire decoro ai cimiteri e dignità ai defunti e ai loro cari. In fondo, dopo la perdita di un proprio affetto, tutto ciò che si chiede è un luogo dove saperlo giacere dignitosamente. L’insostenibile situazione degli ultimi mesi è salita agli onori della cronaca grazie alla denuncia del deputato Andrea Romano. La causa del disservizio viene attribuita all’epidemia da Covid-19 che ha messo in ginocchio il mondo interno, ma la verità è che il Covid è solo un espediente, a parlare sono dati e fatti.

Analizziamo i numeri: nel 2020 all’interno del comune di Roma sono stati registrati 30.546 decessi (fonte: ISTAT), invece nel 2019 se ne contano 28.574 (fonte: ISTAT), si tratta quindi, mediamente, di 7 feretri in più al giorno. Possibile che il cimitero più grande d’Europa e un importante apparato amministrativo come Roma Capitale vadano in tilt per numeri cosi esigui? La ragione del disservizio risiede altrove e certo non nella pandemia: approfondiamo i fatti.

A seguito di indagini da parte della Procura nei primi mesi del 2020, è stato reso noto che alcuni dipendenti AMA, in servizio presso i cimiteri capitolini, avrebbero truffato numerose famiglie con la complicità di alcune agenzie funebri, consegnando urne contenenti sassi e terra. Riguardo questa vicenda la municipalizzata si è definita parte lesa e, in attesa dei gradi di giudizio, è giustamente scattato il procedimento disciplinare e la sospensione dal servizio dei dipendenti, circa la metà del personale in servizio presso il cimitero di Prima Porta. L’errore del Comune è, ancora oggi, non aver rimpiazzato il personale attualmente non in servizio, causando l’inevitabile conseguenza della carenza di organico. Parlando con alcuni operatori funebri apprendiamo, per esempio, che gli operai che effettuano le inumazioni sono presenti solo di mattina. Un’altra situazione paradossale che vede il comune più popoloso d’Italia operare come una piccola amministrazione. Eppure le tasse cimiteriali e le tariffe di concessione sono elevatissime, nella maggior parte dei casi ammontano ad una cifra pari al costo del servizio funebre o di poco inferiore.

Anche la scelta di cremare il proprio caro vede le famiglie imbattersi nella obsoleta e malfunzionante macchina amministrativa romana. Per la cremazione presso il forno crematorio di Roma l’attesa per ricevere le ceneri del caro estinto è di circa 2 mesi, che in alcuni casi non sono sufficienti. L’autorizzazione alla cremazione viene rilasciata dopo un mese circa dal pagamento dell’apposito modello, dopo qualche giorno viene effettuata la cremazione della salma e a questo punto il familiare deve attendere altri 30 giorni circa prima che gli venga consegnata l’urna. Queste le tempistiche.

Per i residenti e i deceduti non residenti all’interno del comune di Roma, che vengono trasferiti presso un impianto crematorio diverso da quello presente nella capitale, invece, è previsto il pagamento di una tassa per mancata cremazione presso l’impianto romano. E inoltre la competenza per il rilascio del nulla osta alla cremazione è comunque del comune di Roma. In questo caso l’amministrazione capitolina deve limitarsi ad un lavoro d’ufficio, ma purtroppo impiega mediamente 60 giorni per rilasciare l’autorizzazione. Evidentemente il personale non manca solamente presso i cimiteri, ma anche presso gli uffici anagrafici. Dal momento che negli ultimi anni sono aumentate in maniera esponenziale le richieste di cremazione ed è ormai chiaro che i forni crematori a disposizione non sono sufficienti, sarebbe il caso che il Comune ragionasse sulla realizzazione di nuovi forni. I problemi purtroppo non terminano qui.

Da quando l’AMA non offre più il servizio di funerali a tariffa calmierata, un numero non indifferente di agenzie funebri ha pensato bene di spacciarsi per strutture ufficiali del comune di Roma e di esporre senza alcun consenso e/o patrocinio, il logo comunale. L’uso improprio del logo e di domini internet con dicitura ingannevole crea numerosi disagi: è necessario intervenire nei confronti di questi operatori economici al fine di garantire una concorrenza corretta e di tutelare Roma Capitale e soprattutto i cittadini che, ingannati, in un momento di intensa sofferenza, affidano il proprio caro ad agenzie approssimative e scorrette, che non svolgono un servizio sociale, scopo di AMA funerali, ma a tutti gli effetti un’attività economica con scopo di lucro. A conti fatti i cittadini si ritrovano ad elargire elevate somme di denaro per concedere al proprio caro una sistemazione dignitosa e, nonostante ciò, sono costretti a subire la mortificazione di assistere al degrado più totale.

I cittadini romani sopportano molti disagi, dalla manutenzione stradale inesistente ai parchi abbandonati. Ma quello dei servizi cimiteriali è un’offesa alla dignità che non sono più disposti a tollerare.