Le nostre case – soprattutto in ambito urbano – sono influenzate dal clima e, a loro volta, lo influenzano. Gli edifici sono corresponsabili del riscaldamento globale: nelle nostre città fenomeni come isole di calore, venti forti, allagamenti, alluvioni e fenomeni meteorologici estremi sono ormai questioni attuali. Senza parlare dell’incremento dell’aumentata vulnerabilità delle costruzioni dovuta a eventi come questi.

Come è possibile far fronte a tutto ciò? Alcune soluzioni: sfruttare l’inerzia termica del corpo degli edifici, costruirli in modo da sfruttare sistemi di ventilazione naturale o meccanica per il raffrescamento, impiegare schermature solari, integrare l’involucro esterno nell’infrastruttura verde della città. I tetti e le pareti verdi permettono di mitigare gli effetti termici delle temperature estreme nel corso dell’anno: lo strato vegetale e l’evaporazione dell’umidità contenuta riducono sia il surriscaldamento dei tetti d’estate, quando il sole è più forte, sia la perdita di calore in inverno e, in tal modo, favoriscono una bilanciata climatizzazione dei locali riducendo il fabbisogno di energia termica.

Inoltre, i tetti verdi sono un tassello importante nel migliorare la qualità dell’aria nelle aree urbane, grazie alla loro funzione di filtro degli inquinanti atmosferici. Trattengono l’acqua piovana e la rilasciano sotto forma di vapore acqueo, con percentuali di cattura che vanno dal 70 al 90 percento a seconda che il verde sia estensivo o intensivo[1]. Infine, aspetto da non sottovalutare, restituiscono ai condòmini uno spazio potenzialmente utilizzabile per attività sociali comuni. (Magari migliora anche il clima delle assemblee condominiali!)

Allargando il punto di osservazione, passando dal singolo edificio a brani di città, uno degli aspetti fondamentali della nostra proposta sugli ecoquartieri è quello di ripensare gli spazi urbani e puntare all’espansione verticale dei quartieri in contrapposizione alla normale espansione orizzontale. Un tale processo consente di fermare il consumo di suolo che, in una città come Roma, rappresenta una criticità importante. In una possibile operazione di riqualificazione urbana, raggruppare i volumi di superficie puntando alla verticalizzazione permette agli spazi recuperati a terra di svolgere diverse funzioni, dall’integrazione nell’infrastruttura verde alla realizzazione di piccole strutture di servizio o commerciali, contribuendo inoltre a scardinare il concetto di “quartieri dormitorio”.

Fondamentale è rispettare l’esistente, la forma urbana: preservare l’identità e la storia, valorizzare le bellezze archeologiche e ambientali già presenti, ridurre l’impatto della città sull’ambiente. «Costruire sul costruito, rigenerare le parti che hanno perso vitalità ma che hanno una storia»[2].

Per le caratteristiche di Roma e per la sua espansione fuori dalle regole, la tipologia di intervento deve essere multilaterale e puntare alla rigenerazione, promuovendo soluzioni costruttive conformi ai principi della bioedilizia e dell’edilizia sostenibile: attraverso l’uso di materiali di recupero prodotti a distanze ridotte e la progettazione di involucri edilizi capaci di garantire un elevato livello di prestazioni energetiche, pannelli fotovoltaici esposti a sud, sistemi di convogliazione delle acque piovane che possono essere raccolte e riutilizzate (es. scarico dei servizi igienici, annaffio piante), involucri verdi. Ma anche composterie di quartiere, strumenti di smaltimento rifiuti in tubazioni sotterranee e impianti di fitodepurazione.

Il ruolo delle comunità abitanti è fondamentale nella co-progettazione degli spazi pubblici insieme ai professionisti, nell’integrazione delle funzioni sociali e commerciali in un unico ambiente urbano e nel favorire il giusto mixité funzionale tra spazi residenziali, commerciali, di servizi e lavorativi. 

Riguardo la dimensione dell’ecoquartiere, strettamente legato ad esso vi è l’idea di “città in 15 minuti[3]”, non come piccole realtà disomogenee, ripiegate su loro stesse, ma come un sistema integrato, connesso attraverso una rete capillare composita di trasporti pubblici e mobilità dolce. La nostra proposta non punta ad abbattere da un giorno all’altro l’utilizzo dell’automobile, piuttosto renderlo superfluo poco alla volta. Per questo i nostri ecoquartieri prevedono anche la realizzazione di parcheggi a stazionamento verticale, l’allestimento di aree per le consegne e la sosta breve. Ipotizzano anche “zone 30[4]”, la realizzazione di strade senza macchine, esclusivamente ciclopedonali. Gli spazi verdi recuperati al suolo devono salvaguardare la biodiversità e conciliare svago, sport, tempo libero e socialità.

La crisi strutturale dei quartieri residenziali costruiti nel trentennio 1950/1980, il recupero delle aree dismesse – siano esse produttive, del terziario, militari o demaniali – possono divenire gli ambiti prioritari del progetto.

Da un punto di vista di legislazione nazionale, consideriamo il disegno di legge “Misure per la Rigenerazione Urbana” (Ferrazzi, PD) un buon punto di partenza per diversi motivi:

  1. introduce una policy nazionale per dare ordine a un settore piuttosto confusionario;
  2. inquadra la rigenerazione urbana come azione di ricucitura dei territori secondo un’ottica paesaggistico/ambientale, riducendo il consumo di suolo e migliorandone la permeabilità;
  3. sancisce il passaggio da urbanistica espansiva a urbanistica rigenerativa, in conformità con il nostro principio di verticalizzare le costruzioni, favorendo il riuso di aree urbane inutilizzate;
  4. prevede interventi prioritari nell’edilizia residenziale sociale, laddove spesso i materiali e le tecniche di costruzione non sono stati di qualità;
  5. assicurano il connessione tra mobilità sostenibile/rete dei trasporti collettivi
  6. introduce una politica fiscale nazionale atta a incentivare la rigenerazione urbana disincentivando il consumo di suolo. Introduce, inoltre, l’istituzione di un fondo nazionale da 500mln annui.

Il testo della legge prevede piani a livello nazionale, regionale e cittadino rinviando nel tempo le decisioni. Giocando d’anticipo, la Regione Lazio potrebbe implementare gli obiettivi sopra riportati nella Legge Regionale nr. 7 del 18 luglio 2017, “Disposizioni per la rigenerazione urbana e per il recupero edilizio”.

Noi di CentoIdee assegniamo iI compito di stimolare e governare il processo di trasformazione a Roma Capitale e alla Città Metropolitana, mediante l’identificazione delle aree ascrivibili alla realizzazione di ecoquartieri a seconda l’analisi di sostenibilità degli edifici e degli indici di degrado.

Successivamente, i Municipi devono svolgere, una prima indagine esplorativa seguita da Forum di Ecoquartiere alle quali parteciperanno tutti gli stakeholders del progetto: Roma Capitale, aziende municipalizzate, studi professionali, università e centri di ricerca, aziende ICT, associazioni imprenditoriali, agricole e produttive in rappresentanza dei proprietari di aree e immobili, Comitati di quartiere, associazioni del territorio e amministratori di condominio. Al termine della conferenza verrà redatto un “Patto di Quartiere”, con l’elezione di un organismo di confronto con le amministrazioni.

L’ultima tappa del Forum – anche questa a carico dei municipi – è la realizzazione di un Atelier di Ecoquartiere: uno spazio fisico e una piattaforma virtuale che avrà compiti di:

  • attivare e diffondere il progetto, nonchè facilitare l’aggregazione delle domande di riqualificazione;
  • raccogliere le istanze territoriali;
  • organizzare la progettazione partecipata;
  • predisporre azioni di comunicazione e redazione piani marketing del progetto;
  • implementare soluzioni per fasce di abitanti deboli e con fragilità.

Riguardo quest’ultimo punto, la progettazione deve sempre considerarsi in funzione di un’utenza ampliata (es. genitori divorziati senza figli a carico, utenti diversamente abili) e favorire la mescolanza sociale e intergenerazionale. Quindi prevedendo il totale abbattimento delle barriere architettoniche, la realizzazione di appartamenti anche di piccola metratura e incoraggiando social housing e rent-to-buy.

Per la realizzazione della nostra proposta “Roma, città degli ecoquartieri”, abbiamo utilizzato come esempio il Quartiere Alessandrino, nel V Municipio. La Zona Urbanistica afferente si estende per una superficie totale di oltre 300 ettari di cui 53 edificati. In totale, il Municipio V ha una percentuale del 63,69% di consumo di suolo (quarto a Roma dopo I, II e VII). Uno dei fenomeni che ha dato forma a questo quartiere – come in altre parti di Roma – è stato lo sviluppo insediativo abusivo, sanato in base alle periodiche leggi sui condoni. Il PRG di Roma (anno 2008), a nostro parere, non affronta specificamente questa problematica, collocandola nella categoria della “città da ristrutturare”, prevedendo programmi specifici rimasti ancora oggi inattuati come il PRINT Alessandrino. Senza percorrere a ritroso la storia dell’abusivismo, ricercarne le cause o dibattere sulla convenienza delle sanatorie, ci concentriamo sul risultato di tale pratica volta al massimo sfruttamento della proprietà privata: strade strettissime, senza marciapiedi, senza parcheggi, che comportano la difficoltà per le amministrazioni di realizzare reti di servizio pubblico e reperire spazio per piazze, parchi e servizi vari. Sono assenti edifici e spazi culturali di natura pubblica, nonostante l’offerta scolastica sia sufficiente e buona la quantità di spazi sportivi. Vi sono inoltre due parchi, Bonafede e Tor Tre Teste, e un pezzo di Acquedotto Alessandrino con annessa Torre che possono essere integrati sia nell’infrastruttura verde sia in un’operazione di recupero e valorizzazione archeologica. In ultimo, dal lato dei trasporti, la presenza di una fermata della Metro C, la prevista realizzazione della Tramvia Togliatti[5] e la riqualificazione della Termini-Giardinetti con prolungamento fino a Tor Vergata[6], incoraggiano la valutazione positiva alla trasformazione dell’Alessandrino in un ecoquartiere.

È necessario individuare una nuova forma delle periferie di Roma, renderle più vive, vivibili e ospitali, trasformandole in strumenti efficaci per mitigare e contrastare gli effetti del cambiamento climatico.


[1] Il tetto verde intensivo è paragonabile a un normale giardino a terra, la vegetazione si compone di alberi e arbusti, l’estensivo è un rivestimento semplice, realizzabile anche su tetti inclinati.

[2] ECOQUARTIERI IN ITALIA: UN PATTO PER LA RIGENERAZIONE URBANA Una proposta per il rilancio economico, sociale, ambientale e culturale delle città e dei territori (Audis, GBC Italia, Legambiente, 2011).

[3]https://www.repubblica.it/dossier/stazione-futuro-riccardo-luna/2021/03/08/news/la_citta_da_15_minuti-290884683/

[4] Parti di rete stradale dove il limite è ridotto ai 30 km/h per permettere una migliore convivenza con pedoni e mobilità dolce. Nella nostra proposta prevediamo un riordino dell’assetto urbano per “costringere” gli automobilisti a rispettare tale limite.

[5] https://romamobilita.it/it/progetti-pums-piano-urbano-mobilit%C3%A0-sostenibile-piano/realizzazioni/tranvia-palmiro-togliatti

[6] https://romamobilita.it/it/progetti-pums-piano-urbano-mobilit%C3%A0-sostenibile-piano/realizzazioni/termini-giardinetti-tor-vergata