In merito all’articolo sulla proposta di Governance del PD Roma, abbiamo rivolto delle domande ad Antonella Melito, Responsabile Enti Locali del Partito Democratico Capitolino.

Redazione: Nella proposta di riordino del Governo di Roma fatta dal gruppo di lavoro del Pd Roma e Lazio emerge la volontà di rendere i municipi più autonomi e direttamente partecipi al governo del territorio. Nel documento si parla di dotare i Municipi di “maggiore autonomia gestionale delle risorse economiche, umane e strumentali” oltre che di “decentramento responsabile dell’organizzazione” nei piani generali delle società partecipate (Ama, Atac e Acea).
Il richiamo generico alle materie previste nell’art. 26 dello Statuto rischia di riproporre l’attuale dualismo tra direzioni centrali e municipi, che ha impedito ogni effettivo decentramento. Non sarebbe opportuno stabilire materie da demandare esclusivamente ai Municipi, dotandoli di risorse proprie prefissate e personale adeguato?
Il documento parla, a lungo termine, di una riforma della Governance su scala metropolitana, con una città metropolitana gestita da organi eletti direttamente dai cittadini. Un organo metropolitano “potenziato” richiederebbe una diversa ripartizione di funzioni e competenze con Roma Capitale sullo sviluppo economico e territoriale dell’area vasta e delle relative grandi infrastrutture (per gran parte presenti fuori dal Comune di Roma). Come si intende superare questo possibile conflitto? Che fine farebbe il comune?

Melito: Il dualismo tra struttura centrale e municipi nell’esercizio delle competenze di cui all’art.26 dello statuto capitolino è propriamente dovuto alla mancata attuazione delle previsioni di detta norma e dall’ art.50 e seguenti del regolamento del decentramento amministrativo: la normativa, infatti, prevede non solo le competenze la cui “gestione” viene affidata ai municipi ma anche, al comma 3 dell’art. 50, che ”…Alla circoscrizione (oggi municipi) vengono assegnati strumenti, personale ed adeguate risorse finanziarie e professionali per il concreto esercizio delle funzioni derivanti dal presente regolamento…”. Orbene, molte e diverse ragioni hanno impedito negli anni dal 2000 ad oggi che questa normativa fosse concretamente attuata e ciò ha generato nella nostra città un municipalismo “incompiuto”. Oggi, infatti, la situazione dei rapporti tra struttura centrale e municipi non solo presenta occasioni di dualismo e comunque confusione nell’esercizio delle competenze, ma anche segni di un processo strisciante di progressiva rinunzia da parte dei municipi, in favore della struttura centrale, di attività che rientrerebbero nelle competenze attribuite ma che risultano troppo onerose tecnicamente e/o economicamente. La situazione attuale della ripartizione di competenze tra struttura centrale e municipi è descritta nel “documento di sintesi” della Direzione Generale-Direzione Decentramento di Roma Capitale presentato alla riunione del 19/06/2019 dell’Osservatorio sul Decentramento.

La nostra proposta di riforma vuole partire proprio dalla realtà di questa confusione di competenze per arrivare, secondo un programma di attuazione progressiva, alla realizzazione di un sistema di governo urbano ripartito tra le strutture territoriali (municipi) dotate di autonomia amministrativa “sostanziale” (che significa vedersi attribuite tutte le competenze, quelle dell’art.26 statuto capitolino ed altre e le risorse necessarie per poter esercitare il pieno governo di prossimità sui territori di pertinenza ) e la struttura centrale con funzioni di coordinamento e garanzia sulle amministrazioni territoriali nonché con proprie competenze su materie particolari e settori di irrinunciabile e/o oggettivo interesse generale. Questa struttura centrale, e veniamo alla vostra seconda domanda, dovrebbe essere la Città Metropolitana di Roma Capitale nella quale dovrebbe confluire l’attuale comune di Roma Capitale. La Città Metropolitana dovrebbe esercitare, oltre alle sue funzioni proprie, previste dalla legge Delrio, di governo dell’area vasta metropolitana (ex provincia di Roma), anche quelle residuali sul territorio cittadino così come indicate al precedente paragrafo. In questa prospettiva, la questione del conflitto tra (ex) Comune di Roma Capitale e Città Metropolitana di Roma Capitale viene risolta dalla stessa legge Delrio e conseguentemente dallo Statuto Metropolitano (art. 47) in vigore dal 2015, che prevedono che una volta dotati Municipi di autonomia amministrativa nel significato suindicato, si possa procedere all’elezione diretta degli organi di governo della Città Metropolitana (Sindaco e Consiglio) con simultanea dismissione dei poteri del Sindaco e del Consiglio capitolino. Una importante precisazione: tutti i passaggi riformatori descritti in queste brevi note di risposta sono attuabili con la sola attività amministrativa degli organi di governo di Roma capitale e della Città Metropolitana , da rinnovare alle prossime elezioni amministrative . Per questo motivo la riforma proposta è una riforma a “legislazione vigente” e quindi prontamente attuabile.

Redazione: Nel secondo punto del documento, in cui si parla della necessità di una riforma di Roma Capitale che deve passare ovviamente per il parlamento, si delega sostanzialmente al PD nazionale la formula di una proposta in merito. Il documento enuncia i punti su cui sarebbe necessario intervenire. Ma oltre a questo, il PD Roma intende entrare concretamente nella formulazione di una futura proposta di legge su Roma Capitale? Quali proposte sosterrà il gruppo PD nella Commissione di Roma Capitale che intende predisporre una mozione unitaria da inviare in Parlamento?

Melito: La legge su Roma Capitale esiste già ed è la legge 42/2009 (delega in materia di federalismo fiscale) che all’art.24 ne ha stabilito l’assetto finanziario e le funzioni fondamentali , trasformando il comune di Roma in Roma Capitale e prevedendo che successivi decreti attuativi avrebbero deliberato per fornire la città dello status e delle risorse necessarie ai compiti ed alle funzioni inerenti al suo ruolo di Capitale d’Italia. I successivi decreti attuativi sono stati il 156/2010, il 61/2012 ed il 51/2013. Sostanzialmente il meccanismo di specifico finanziamento previsto da questa normativa non ha trovato attuazione sia per problemi di tagli del bilancio statale sia per incapacità gestionale delle amministrazioni cittadine succedutesi da allora. Adesso si reclama una nuova legge per Roma Capitale ed il PD Romano , riconoscendo il carattere nazionale della questione romana, è pronto, nell’ipotesi di partecipazione ad una commissione capitolina per la preparazione di una mozione unitaria da inviare al Parlamento, a mettere a disposizione del comune interesse cittadino tutto il patrimonio delle proposte legislative che suoi noti esponenti hanno prodotto sul punto dell’assetto istituzionale a meno che non si arrivi a ricondurre detto patrimonio nell’ambito di una proposta unificante da presentare in commissione.